Oltre alle riconosciute bellezze naturalistiche, architettoniche e culturali, in questo periodo l’Italia consente di immergersi in feste popolari, fiere e sagre tra le quali gli slowtravellers non hanno che l’imbarazzo della scelta.

SlowTravel, tra le tante, suggerisce la XIII edizione della Panarda del comune di Ciciliano, località ad una cinquantina di km da Roma ed a circa una trentina di chilometri  dal Santuario del Sacro Speco di San Benedetto a Subiaco (RM).

In questa località la festa della panarda viene fatta risalire ad un documento del 1657 che attesta che un tale Pietro Paolo Serafini per perpetuare un voto fatto nella sua famiglia a Sant’Antonio Abate, distribuiva alla comunità una minestra di fave…
Il Santo avrebbe elargito una grazia ad una donna della famiglia Serafini che, lasciata incustodita nella culla una bimbetta, per recarsi a prendere dell’acqua ad una fontana, si ritrovò dinanzi un lupo che portava in bocca la piccina. Invocando Sant’Antonio che la salvasse, il lupo l’avrebbe rilasciata sana e salva; riconoscente, la donna, prometteva al Santo l’offerta di cibo alla collettività ogni anno nella data ricorrente l’avvenimento.

E difatti, con il termine panarda (la cui origine è ancora sconosciuta anche se alcuni studi la vedono relata alla radice indoeuropea “pan” nei suoi significati del “tutto” e dell’”abbondanza”) si indica la celebrazione comunitaria del consumo collettivo di cibo in un banchetto appositamente allestito e realizzato ogni anno, sempre nello stesso periodo.

Tale circostanza non è tradizione esclusiva di una specifica località (la panarda ufficiale è quella del comune di Lanciano – CH – in Abruzzo e rievoca proprio il rifocillamento dei poveri) –  e numerose sono le sue folcloristiche declinazioni territoriali.

In  questo periodo dedicato al riposo (non solo di Augusto, Feriae Augusti), la panarda di Ciciliano (Sicilianum – Cicilianum) è lo slow last minute da raggiungere, per gli slowtraveller appassionati di sagre e rievocazioni dal gusto medievale, ma anche di storia del territorio appenninico, di cui Ciciliano ne è una testimonianza.

Questo comune si trova tra i monti Prenestini e Tiburtini, lungo le valli Empolitana e Tiburtina, vicino al corso dell’Aniene ove la presenza dell’acqua era (e lo è tutt’ora) necessaria alla vita dell’uomo e degli animali; colle intermedio tra il Guadagnolo ed il Serrone di Saracinesco, non distante dal noto tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina (complesso sacro dedicato alla dea Fortuna della città di Praeneste -Palestrina, appunto- “massimo complesso di architetture tardo-repubblicane dell’Italia antica”), Tivoli, Subiaco e anche Fiuggi.

Nel V sec. d.C. a causa delle invasioni barbariche le popolazioni dei tempi furono costrette a fortificarsi, salendo sul colle chiamato Caecilianum in quanto posseduto dei Caecilii. Nell’Alto Medioevo, sul territorio, si alternarono diverse genti, anche a seguito dei numerosi contrasti tra le più note e organizzate comunità di Tivoli e Subiaco.

Dopo il predominio dell’Abbazia di Subiaco, il feudo di Ciciliano passò alla famiglia Colonna, che lo governerà dal 1373 al 1563, quando verrà acquistato dalla famiglia Massimo.

Nel 1541, papa Paolo III fece abbattere le mura erette dal popolo a difesa del feudo perché gli abitanti non avevano pagato la gabella sul sale e sul focatico (IMU ante litteram: era infatti un’imposta applicata su ciascun focolare, sia che appartenesse ad un singolo gruppo familiare sia che comprendesse più gruppi familiari).

Nel 1572 il feudo venne acquistato per la cifra di 30.000 scudi romani dal marchese Girolamo Theodoli, di origini patrizie liviensi (Forlì) già marchese di San Vito, noto architetto sotto il pontificato di Clemente XII, che disegnò, tra l’altro, il Teatro Argentina e la chiesa dei SS. Marcellino e Pietro al Laterano, in Via Labicana (RM).

Il 23 dicembre 1579 veniva concesso, dai Theodoli, il primo statuto alla popolazione cicilianese. Nel frattempo la comunità si espandeva, occupando tra il 1600 ed il 1700 il borgo sottostante l’originario territorio. I diritti feudali rimasero alla famiglia Theodoli fino al 1816.

La festa, perduta la sua connotazione ex voto al Santo monaco, veniva organizzata dai confratelli del “Santissimo Sacramento” per celebrare l’ascensione della Madonna il 15 agosto; considerata una festa di natura profana venne vietata, nel 1581, dalla curia vescovile dell’allora vescovo Annibale Grassi, in odore di inquisizione.

Nonostante i ricorrenti divieti ecclesiastici la panarda non scompare ma si trasferisce, invece, nel più ristretto ambito familiare proprio in occasione della ricorrenza agostana. Oggi, come allora, le famiglie ceciliane preparano e consumano abbondanti varietà di cibi nelle loro case mentre il 19 agosto è la giornata dedicata alla panarda cittadina trasformata, ai nostri giorni, in una competizione culinaria tra contrade comunali ed una rivisitazione storica di era medievale tra le mura del borgo, ai piedi del castello Theodoli.

Quest’anno si svolge la XIII edizione della rievocazione storica della Panarda nella quale si fondono le tradizioni culturali e gastronomiche di Ciciliano.

Le quattro contrade nelle quali il paese si “divide” (Capopiana, Castelluccio, Porta di Sotto e Selciata), si sfidano in una gara gastronomica attraverso la preparazione dei piatti della cucina locale. Di questa gara fanno parte non solo i contenuti gastronomici ma anche la tavola con il suo addobbo, la presentazione delle pietanze e l’abbinamento con i vini della zona. L’aspetto più spettacolare della panarda sta nella quantità delle portate, che possono superare anche il numero di cinquanta e nell’etichetta che impone, ai commensali, di onorare la tavola consumando tutte le vivande servite.

Accompagnano il fastoso banchetto comunale, il corteo storico con le sbandieratrici ed i musici di Ciciliano, riproponenti scene di vita medievale, spettacoli di saltimbanchi, menestrelli e le “magie” del fuoco degli artisti della Compagnia “Mandragal”.

A notte inoltrata, alla fine della festa, sul sacrato della chiesa intitolata a Santa Maria Assunta in cielo verrà premiata la contrada vincitrice della gara, con il piatto commemorativo inciso con le quattro icone delle Contrade partecipanti:

ContradeCiciliano_SlowTravel
Capopiana (alto sx)
Castelluccio (alto dx)
Porta di Sotto (basso sx)
Selciata (basso dx)

Gli slowtraveller troveranno in questa occasione la possibilità di visitare ed ammirare un luogo circondato da un patrimonio naturale ricco di boschi ed anche di sorgenti e cascate che lambiscono il territorio comunale: un itinerario di cultura, di storia e di bellezze paesaggistiche come la sorgente naturale dell’Acquaone, la cascata del Barabocio e la sorgente montana della Nocchia che seppur poco conosciute – prive di spazi ricettivi – rappresentano un luogo raggiungibile a piedi e/o in auto ove contemplare il significato dello slow travel.

Altitudine: 619 mt. s.l.m.

Giorni ed orari: 19 agosto dalle ore 18.00 in poi

Info: Pro Loco Ciciliano, Corso Umberto I, 19 – 00020 Ciciliano, RM

Tel.: +39 0774 790 301

e-mail: proloco.ciciliano@gmail.com