Sono passati diversi anni da quando ho visitato Lund, interessantissima città universitaria della Svezia a pochi minuti dalle più conosciute  Malmo e da Copenhagen. Questa città, e la sua cattedrale in particolare, mi è tornata in mente, quasi una madeleine proustiana, in connessione con un post su facebook di un fotografo che racconta la genesi di una “fotografia”.

Desidero condividere la sensazione che ho provato perché mi è sembrata completamente rispettata la filosofia del concorso fotografico di SlowTravel.it: “in una immagine chi fa la differenza non è la tecnica, ma l’emozione che riesce a trasmettere” .

Dove vuoi andare a parare?

Il fotografo in questione racconta di come abbia fatto un’alzataccia di mattina per potere ottenere una specifica immagine di un soggetto. Corretta posizione del Sole, corretta esposizione, corretta strumentazione per non avere una buona base di partenza. Click! e via in postproduzione per pulire l’immagine ed ottenere il prodotto finale. Che è piuttosto differente dall’originale e che, tuttavia, conserva la stessa capacità di trasmettere emozione…

Ma… la cattedrale di Lund cosa c’entra?

Negli anni novanta (appartenevano ad un altro secolo!) si usavano molto le diapositive ed il loro costo non era proprio indifferente, quindi si cercava di ottenere una buona foto direttamente nella fase di scatto. Nel mio primo viaggio in Scandinavia, avevo con me una quantità industriale di rullini di pellicola per diapositive ma non avevo sufficiente scorta di batterie per il flash. Cosa che scoprii visitando la cripta della bellissima cattedrale di Lund…

CattedraleDiLund_LaCripta

Che fare?

Avevo letto di un servizio della Kodak che permetteva di trasferire in digitale il contenuto delle proprie diapositive con altissima qualità, all’epoca non ottenibile con gli scanner fotografici che si stavano appena affacciando sul mercato. Tornato a casa, spedii, già che c’ero, tutte le foto alla Kodak per la digitalizzazione e successivamente ridisegnai, letteralmente, le foto scattate nella cripta, giocando a posizionare illuminatori vari, raddrizzare pendenze, schiarendo o scurendo particolari. Oggi tutti questi strumenti sono a disposizione di ogni fotografo e permettono di concentrare maggiormente l’attenzione sul contenuto dell’immagine.

Sono andato a cercare nei miei tanti harddisk quelle foto e… non sono ingiallite né si sono rovinate. Ma l’emozione che ancora suscitano in me è rimasta invariata.

Che dire?

Una foto non perfetta tecnicamente, si può recuperare, ma se una foto è insignificante e banale non esistono macchinette obiettivi o software che potranno farla diventare interessante…