Scrivendo il post precedente su Montale, quasi come un nuotatore che sta affogando, ho ripercorso mentalmente tutti i viaggi che ho fatto nella mia vita e non ho potuto fare a meno di riscontrare come lo svolgimento lineare sia stato solo occasionale.

Non lo è stato il primo viaggio, in cui io ed i miei compagni di viaggio abbiamo ribaltato tutte le alchimie rimanendo molti più giorni del previsto a Parigi piuttosto che in Inghilterra.

Non lo sono stati i viaggi svolti come responsabile del settore turismo di un CRAL, né lo sono stati i viaggi fatti con Avventure nel Mondo -come viaggiatore semplice e come capogruppo- né lo sono stati i numerosi viaggi (sarebbe meglio definirli trasferte) fatti per lavoro.

Non lo saranno certamente i prossimi viaggi che farò, non so dove e non so quando…

Ma il “detour” che ricordo con maggiore contentezza è collegato con la partecipazione in Canada alla prima conferenza degli Italiani nel Mondo per conto di un’associazione di emigrati. A Toronto, durante la conferenza, ebbi modo di conoscere Vittorio, emigrato dalla Calabria che mi convinse a “passare” da Montreal. Ricordo la luminosità di quel percorso fatto in autostrada con le foreste ormai in pieno foliage, la serenità del mio compagno di viaggio, ormai completamente adattato alla sua nuova patria. Ricordo la sua coltivazione di peperoncini messicani (ma vuoi mettere quelli calabresi?)… E ricordo la splendida gita lungo il S.Lorenzo fatta insieme agli amici canadesi…

E da ultimo ricordo il tratto da Albany a New York lungo la spettacolare Taconic State Parkway. Peccato. Avrei voluto passare per Boston…